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Papik

Un giorno l'Ornella ti portò in questa casa. Questa casa è stata tutto il tuo mondo. Qui tu hai trascorso tutta la tua vita. Il tuo regno era la grande terrazza dove tu trascorrevi le giornate passando il tempo a raspare, talvolta la terra di alcuni vasi da fiori sterili. Ma la tua vita è stata quella di attendere; tu aspettavi, ogni giorno, per ore ed ore che arrivasse l'attimo per te più bello: l'attimo di gioia che era quello nel quale io rientravo in casa. Per corrermi incontro farmi capire con tutte le tue feste quanto mi volevi bene, per leccarmi le mani che per te significava dare baci e così, come potevi, dirmi quanto era grande il tuo affetto per me. Così da bambina sei diventata adulta, poi anziana, poi vecchia e cieca perchè un giorno la vista ti ha tradita. Ma il tuo affetto non ha mai avuto un benchè minimo segno di stanchezza. Eppure i giorni erano tutti uguali per te. Per quanto la natura ti ha concesso tu hai dato tutto quanto potevi dare, tutto in assoluto, senza tentennamenti nè esitazioni. Gli esseri umani potrebbero dare molto di più, ma non lo fanno perchè in noi allignia anche un cancro sconosciuto a te: l'EGOISMO, l'attaccamento supremo alle cose materiali più che a quelle spirituali.Ora non ci sei più.Eri diventata cieca e vecchia e nessuno,all'infuori di me,si ricordava della tua fanciullezza.Eppure io ho resistito a tutti quanti volevano farti sopprimere.Ho resistito finchè ho potuto perchè anche priva della vista mi attendevi lo stesso e ancora giocavi con il pezzetto di pane che ti davo perchè lo ricevevi dalle mie mani facendomi capire che lo apprezzavi più che della normale zuppa giornaliera che ti veniva somministrata.Poi un giorno un grosso tumore ti attaccò le mammelle e piano piano sarebbe divenuto più grosso di te e ti avrebbe distrutta.Solo dopo questo fatto ti portai dal veterinario ed egli "consigliò" che la miglior cosa da fare era di anticipare la tua fine fisica; per evitarti eventuali ulteriori sofferenze ed anche per motivi igenici relativi alla tua convivenza in famiglia.E così io, piangendo e fumando nervosamente una sigaretta accettai. Io il tuo migliore amico, colui che tu amavi ti ha fatto uccidere. So che è stato un attimo il tuo trapasso e senza sofferenze, ma nessuno riuscirà mai a capire quanto mi è costato questo attimo, quanto ti porterò sempre nel cuore e nei ricordi (che sono tanti e burrascosi ) della mia vita. Alla mia nipotina Egle, che ha sette anni, ho detto che eri andata in campagna da un contadino.Papik, anch'io sono vecchio! Anche le cose più inverosimili a volte possono divenire realtà. Chissà che un giorno non ci ritroviamo dallo stesso contadino? Allora mi correrai incontro, dopo avermi tanto aspettato e potrai tornare piena di gioia a farmi i complimenti. Nonno Mario 1980. Io sono Ornella la mamma di Egle e figlia di Mario desidero rivivere insieme a tutti voi questa grande esperienza del mio babbo che sicuramente è in questo momento nel giardino più bello dell' universo insieme a Papik.


Storia di Papik scritta da Ornella

Notizia stampata il 18 Jun 2024 su www.animalinelmondo.com il portale al servizio degli animali