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In memoria di Fritz

Fritz è morto stanotte. Stamattina l'ho trovato stecchito nell'angolino della caldaia, dove si era messo ieri sera. Avevo provato a dargli qualche mollica di pane ma non l'aveva toccata: se ne stava immobile, dietro alla persiana, respirando a fatica. Sembrava che si fosse nascosto per una forma di pudore. Aveva capito che stava morendo e voleva farlo in silenzio. Senza essere visto. La morte era una cosa sua. Ho abbassato la serranda con un po' di tristezza. Sapevo che l'indomani non gli avrei dato il buongiorno. Sembra assurdo ma ora ripenso a quando saltellava davanti alla finestra del mio terrazzo, si appoggiava sul cestino dei rifiuti e restava a guardare dentro per ore. Forse era un modo di chiedere aiuto, chissà. Ma io vedevo solo il suo becco avvizzito e le penne grigie e sciupate. Fosse stato un passerotto avrei provato un briciolo di tenerezza. Invece era un piccione, vale a dire stupidità, bruttezza e sporcizia: un destino segnato. Ucciderlo, non l'avrei mai fatto ma aiutarlo nemmeno e in definitiva è la stessa cosa. Quando è apparso sul mio terrazzo, una mattina di cinque giorni fa, stava benino. Era in compagnia di un suo amico che non ho battezzato. Sembrava stessero cercando qualcosa, magari un nido caduto da un cornicione. Perlustravano ogni angolo con meticolosa attenzione poi uno andava via e l'altro rimaneva di vedetta. Almeno così avevo immaginato io fino alla mattina del temporale, quando ho visto Fritz scrolarsi la pioggia dalle penne, tutto tremante. C'è qualcosa che non va, mi sono detta. il piccione non è alla caccia di nidi, sta male. Forse ha una zampa ferita o magari un'infezione. Ma il suo amico che ruolo ha? Gli tiene compagnia? Mi chiedevo mentre sorseggiavo un caffè. Poi alzavo le spalle e tornavo al mio computer, facendo attenzione a chiudere bene la finestra. All'improvviso mi sono girata e sono rimasta di stucco...ma che fanno, si baciano? Ho pensato. Gli uccelli si toccavano col becco, facevano un balletto poi Fritz si andava ad accucciare sotto la panchina mentre l'amico volava via per chissà quale rifugio. E' andata così tutti i giorni fino a quando non sei arrivato tu. Ti ho chiesto di sfrattare l'uccello malato e sei rimasto inorridito: avevi ragione. Sarebbe stato più pietoso ammazzarlo che non lavarsene le mani lasciandolo solo, vivino al bidone della spazzatura. Gli hai costruito una tana per Fritz con la scatola del computer e una vecchia maglietta. Gli hai messo accanto un piattino con l'acqua e il pane e sei tornato in soggiorno a goderti la scena, insieme a me. Il pane, Fritz non lo ha mangiato, non si fidava o forse non ce la faceva a inghiottire. Ha preso solo qualche briciola imbeccata dal compagno e si è piazzato nella scatola. Evviva, ero contenta che avesse accettato la mia ospitalità. Credo che allora mi sia venuto in mente di dargli un nome: ormai era il mio piccione e volevo che guarisse sul terrazzo di casa mia. Ma sono arrivata tardi. Stamattina Fritz era steso, composto come se stesse dormendo. Nel becco gli ho immaginato un sorriso. Non ho avuto il coraggio di prenderlo. ho chiamato il carrozziere che lo ha raccolto con una paletta, lo ha messo in una busta e lo ha gettato nell'immondizia. Gli volevo chiedere di usare una scatola di scarpe perché la spazzatura non toccasse il suo corpo ma non ho avuto il coraggio. Un'ora dopo la "sepoltura", è arrivato il compagno, si è fatto un giretto per il terrazzo con un'aria perlplessa, poi è andato via. Credevo si fosse rassegnato e invece è di nuovo qui, appollaiato sulla tettoia della mia camera. Forse pensa che Fritz sia guarito oppure è tornato per nostalgia. Solo un istante però, perché già non lo vedo più.


Storia di Fritz scritta da Federica

Notizia stampata il 29 Jan 2026 su www.animalinelmondo.com il portale al servizio degli animali