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La vista del cavallo 2

Anatomia dell’occhio

Ecco come si presenta, in sezione, l’occhio di un cavallo:

Figura 8

Sembra incredibile, ma l’occhio del cavallo è, in proporzione alla stazza dell’animale, il più grande tra i mammiferi: supera persino quello di elefanti e balene, mentre per quanto riguarda il diametro, misura oltre il doppio di quello umano.
La grandezza dell’occhio permette di sfruttare meglio la luminosità dell’ambiente (capacità ampiamente utilizzata di notte), ma anche di accrescere il campo visivo (come si è visto nel capitolo precedente) per captare i potenziali pericoli.
Quello che si può notare subito nel disegno soprastante, è la forma appiattita del globo oculare e di conseguenza del cristallino. Questa particolarità permette al cavallo di vedere simultaneamente sia gli oggetti lontani, che quelli vicini (a differenza dell’uomo, che può mettere a fuoco solo un punto per volta, adattando la forma del cristallino). Questa caratteristica è naturalmente molto utile al cavallo, che, essendo un animale da preda, deve continuamente verificare che non ci siano predatori in agguato, e contemporaneamente ha la possibilità di controllare la posizione e i comportamenti degli altri membri del branco. Grazie a questa particolarità il cavallo si può quindi permettere di pascolare mettendo a fuoco le immediate vicinanze utilizzando la parte bassa del campo visivo, mentre con la parte alta del campo visivo controlla le zone periferiche (il principio è lo stesso delle lenti bifocali degli occhiali).
La forma della pupilla dà un grande contributo alla possibilità di controllare un ampio spazio, infatti ha una forma più allungata, a differenza di quella dell’uomo che è rotonda (figura 9). Nelle figure sottostanti, l'occhio di un cavallo albino e quello di un sauro:

Figura 9

L’acutezza visiva

L’acutezza della vista, cioè la facoltà di vedere i minimi dettagli, dipende dalla grandezza dell’occhio e dai suoi recettori visivi. Questa varia da razza a razza, ma si può dire che il cavallo ha la vista più acuta della maggior parte dei mammiferi (raggiunge infatti i 2/3 dell’acutezza dell’uomo).
Ecco come, graficamente, si può visualizzare il confronto (figure 10 e 11):

Figura 10-11

La percezione del movimento

Come abbiamo visto, il cavallo non riesce a percepire i dettagli, ma in compenso ha una spiccata sensibilità per quanto riguarda i movimenti. Questo è dato dalla frequenza di immagini che vede al secondo: dalle 20 alle 25, contro le 15 - 18 dell’uomo.
Anche questa facoltà permette di difendersi dai predatori, che attirerebbero subito l’attenzione del cavallo al loro minimo movimento.
Ecco dunque la spiegazione alle parole del nostro istruttore: “accanto ai cavalli non fate mai movimenti bruschi”.
Nell’esempio riportato nell’immagine sottostante (figura 12) appare evidente come ad un cavallo impegnato a brucare possa saltare subito all’occhio il movimento della coda di un altro membro del branco.

Figura 12

La visione dei colori

La percezione dei colori è meno sviluppata di quella umana. Sembra infatti che i cavalli reagiscano molto bene ai gialli e ai verdi (probabilmente sono percepiti in maniera simile, differenziati dalla tonalità chiara del giallo e da quella un po’ più scura del verde) e successivamente al blu e al rosso (figura 13 e 14). Si pensa che la maggior sensibilità a questi elementi cromatici sia dovuta all’adattamento all’ambiente naturale, dove queste gamme di colori sono preponderanti.

Figura 13-14

 

La visione notturna

Come abbiamo visto nel capitolo sull'anatomia dell'occhio, le grandi dimensioni del globo oculare portano molti vantaggi; uno di questi è senz'altro la facilità con cui la luce penetra all'interno, ottimizzando la visione notturna (resa praticamente pari a quella del gatto), ma diminuendo l'efficacia della vista durante il giorno. Questo spiega il motivo per cui il cavallo è decisamente attivo di notte. Ecco un esempio di un panorama visto in penombra dall'uomo (figura 15) e lo stesso visualizzato dal cavallo (figura 16):

Figura 15-16

Questo vantaggio non è dovuto esclusivamente alla dimensione dell'occhio, ma anche ad una parte dello stesso, denominata tapetum lucidum : si tratta di una membrana che copre la retina dell'occhio e che funziona con il principio del catarifrangente. In breve, la luce, anche se scarsissima, viene catturata dal tapetum e riflessa ovunque all'interno dell'occhio.
Questa membrana dà anche uno speciale effetto all'occhio, che brilla particolarmente di notte quando scattiamo una foto con il flash ad un cavallo, o quando lo illuminiamo con i fari dell'auto.
In tutto questo fenomeno la pupilla dà un notevole contributo, poiché ha la facoltà di aprirsi appena cala la luce (la forma allungata ne permette il passaggio in maggiori quantità) e di chiudersi quando l'illuminazione è intensa.

Bisogna ricordare una cosa importante: il cavallo non riesce ad adattarsi velocemente come l'uomo ai cambiamenti di luce e quando vi è una transizione brusca da un luogo luminoso ad uno più buio, risulta cieco per un periodo rilevante. Persino l'ombra sull'erba di un albero in una giornata di sole può essere vista come un ostacolo dal cavallo (è il motivo per cui alcuni animali saltano le ombre sul terreno).
Ecco i motivo per cui avvicinarsi ad un sottopassaggio o peggio ancora entrare in un trailer porta diverse difficoltà, poiché questi luoghi appaiono al cavallo come un “buco nero”.
In queste situazioni l'olfatto (annusando l'aria) e il tatto (raspando il terreno o la pedana del trailer) acquistano un ruolo importante, perché hanno il potere di riferire al cavallo la presenza di qualche pericolo nel buio, oppure lo tranquillizzano non captando niente di particolare.


La memoria visiva


Chi ha la possibilità di uscire in passeggiata a cavallo, si sarà magari stupito quando, scegliendo un tragitto dove si è passati solo una volta in precedenza, il cavallo si ricordi esattamente il percorso da seguire.
Questo si spiega grazie alla straordinaria memoria visiva, che permette al cavallo di creare mentalmente una specie di cartina topografica, con tanto di ostacoli (massi, tronchi, cartelli colorati, ecc.) e particolarità del luogo (come posti in cui pascolare o corsi d'acqua da cui bere).
La memoria visiva può essere ottimamente sfruttata quando il puledro è in fase di addestramento: portarlo a passeggio e fargli conoscere più oggetti possibili porterà in futuro ad avere un cavallo tranquillo, che non si spaventa delle novità e che conosce una certa varietà di oggetti dalle forme e dai colori più diversi. La stessa operazione sarà più difficile da compiere con un cavallo già adulto, che ha già una memoria visiva formata e capta le novità con maggior diffidenza.
Ma la memoria visiva così efficace può essere una caratteristica a doppio taglio: ci può aiutare in fase di addestramento facilitandoci le cose in futuro, ma può anche metterci nei guai quando il cavallo ha memorizzato che una determinata situazione equivale ad un pericolo. Se ad esempio un secchio rosso ha provocato una ferita alla gamba del cavallo, questa paura sarà difficile da togliere, poiché la sola vista del secchio risveglierà nell'animale il ricordo del dolore all'arto.
Ritornando al discorso generale, è appunto attraverso la vista che il cavallo apprende dagli altri membri del branco i comportamenti e le reazioni in determinate situazioni. È dunque attraverso la vista che il cavallo impara le regole sociali e le può memorizzare.
È inoltre su questa osservazione che si basa l'addestramento etologico: si cerca di comunicare con il cavallo sfruttando l'attenzione che quest'ultimo rivolge agli atteggiamenti, alle posture e ai movimenti.

Conclusione

Queste poche pagine hanno fornito una panoramica generale sulle caratteristiche visive che permettono al cavallo di osservare l'ambiente in cui vive e suoi compagni di branco, rispettivamente captare i pericoli, trovare il cibo e l'acqua, spostarsi con successo: poche azioni che sono fondamentali per la sopravvivenza di questo animale.
La vista è dunque un senso molto prezioso, che unitamente agli altri quattro (olfatto, tatto, gusto e udito) costituisce una vera ricchezza per il cavallo, vero animale da preda. Si pensi che pur di rimanere all'erta, il cavallo chiude gli occhi solo 2 o 3 ore nell'arco della giornata, frammentati in periodi di 3-5 minuti ciascuno.
Bisogna pero' aggiungere che esistono diversi cavalli ciechi da uno o addirittura da entrambi gli occhi, e che svolgono un'attività sportiva intensa e molto soddisfacente, grazie all'ottimo sviluppo degli altri sensi. Ne è una prova un cavallo da corsa, Smarty Jones, cieco da un occhio, che ha saputo arrivare ai vertici delle gare in America, vincendo di tre lunghezze anche il Kentucky Derby.
Si spera dunque che questo articolo possa far riflettere chi vive con i cavalli, montandoli, relazionandosi con loro... in modo che ogni tanto possano vedere il mondo con altri occhi.

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A cura di Diana Camenzind


Notizia stampata il 27 Nov 2021 su www.animalinelmondo.com il portale al servizio degli animali