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Marea rossa in Ungheria
Giornali, radio e tv parlano da giorni della marea rossa che si è riversata nelle strade, nei campi e nei fiumi dell'Ungheria. Il 4 ottobre scorso qualcosa non ha funzionato nell'impianto di lavorazione dell'alluminio della città di Ajka, nella parte occidentale del territorio ungherese. Tonnellate e tonnellate di fanghi tossici sono fuoriusciti dalla vasca di contenimento, inondando presto tutta la zona. Il giorno successivo un team di Greenpeace è arrivato sul posto.
Greenpeace ha prelevato nei pressi di Kolontar dei campioni di acqua e fango e li ha portati ad analizzare alla Austrian Federal Environment Agency di Vienna e al laboratorio Balint di Budapest. I risultati delle analisi sono allarmanti: valori di metalli pesanti sorprendentemente alti. Oltre a mercurio e cromo, elevata soprattutto la concentrazione di arsenico.
Questa contaminazione rappresenta un grave rischio per gli ecosistemi acquatici, le falde di acqua potabile e la salute pubblica, anche a lungo termine. Intanto il Governo ungherese non ha ancora pubblicato alcun dato sulla contaminazione dei fanghi. Perché deve essere sempre Greenpeace a pubblicare dati sconcertanti e informare sulla realtà dei fatti?
Le autorità ungheresi hanno perlomeno posto sotto il controllo dello Stato l'impianto di alluminio di Ajka, che è stato commissariato per due anni. Il compito del commissario, oltre che organizzare la riapertura dell'impianto, consisterà nell'avviare un processo di riparazione dei danni, gestire gli indennizzi a carico dell'azienda e accertare le responsabilità del disastro.
Vittime e opinione pubblica hanno il diritto di sapere esattamente cosa c'è sotto. Il team di Greenpeace sta già effettuando nuovi prelevamenti. Non se ne andrà fino a quando non avrà scoperto e comunicato tutta la verità su quel fango.
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Greenpeace Italia






