Capra domestica

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Origine e storia dell'animale

I dati storici indicano che la capra è tra i primi animali addomesticati dall’uomo (intorno ai 10.000 anni fa). La relazione tra le due specie cominciò con il più classico dei rapporti: preda e predatore. L’uomo cacciava la capra per nutrirsene. La fase successiva, fu l’allevamento e, contemporaneamente, la scoperta dei molteplici vantaggi collegati ad esso: carne, pelle e latte. Possiamo altresì supporre che alcun aspetti riferibili alla struttura etnografica della specie, quali docilità e socievolezza, unite alle straordinarie doti di adattamento climatico e alimentare, siano la spiegazione della grande penetrazione in culture quali Assiri, Babilonesi ed Egizi.

Addomesticazione:

Esistono due gruppi di capre domestiche: il gruppo HIRCUS, che comprende le razze europee e le razze nane (diffuse in Africa), e il gruppo PRISCA, adatte alla vita in ambiente desertico (Araba, Siria…).
Nei paesi tropicali e sud tropicali, l’allevamento della capra, è destinato principalmente alla produzione di carne, vello e pelle, mentre nei paesi industrializzati la spinta verso la produzione di latte e derivati, è più incisiva. E' utile ricordare che, in relazione all’apporto alimentare la capra supera sia i bovini che gli ovini in quantità e qualità di latte.

Caratteristiche dell'animale e comportamento

La capra, nel processo evolutivo, occupa lo stato di preda sociale. Ai bisogni adattativi questo mammifero artiodattilo ha risposto con: fuga, vigilanza, lotta e con lo sviluppo di un gruppo sociale (gregge) che migliora la vigilanza, diminuisce la possibilità di mimetizzarsi e aumenta il grado di protezione.
Pochi minuti dopo il parto, il capretto si alza in piedi e con una notevole determinazione cerca le mammelle della madre. Se la partoriente è alla prima gravidanza non è ancora in grado di “aiutare” il piccolo a trovare il capezzolo, perciò sarà direttamente il capretto a trovare la fonte di cibo. Non è difficile individuare in questo comportamento la forte pressione selettiva che spinge il piccolo ad alimentarsi, stringere il rapporto con la madre e seguire il gregge il prima possibile.
La struttura sociale sviluppata dalla capra domestica è il gregge. La gerarchia all’interno di questa struttura è caratterizzata dalla presenza di un maschio dominante (becco) che raccoglie intorno a sè femmine in età fertile e capretti. Il gruppo sociale non mostra una particolare organizzazione e non è rilevabile una concertazione in attività al di fuori della ricerca del cibo (pascolo). Piuttosto bassa risulta la variabilità del profilo individuale all’interno dei singoli gruppi. I codici di comunicazioni sono essenziali e si basano su poche variabili. Nelle capre domestiche (in particolare nelle razze da carne e da latte), l’età della maturità sessuale è raggiunta precocemente sia dalle femmine che dal maschio (intorno a 7/8 mesi).
Il fotoperiodo regola il calore e quando le giornate iniziano ad accorciarsi (tarda estate), l’intero gregge entra nel periodo riproduttivo. Le femmine si rendono disponibili all’accoppiamento e mostrano comportamenti riconoscibili (avvicinandosi frequentemente al maschio “scodinzolando” vistosamente). Il maschio mostra sia a livello comportamentale che fisico i chiari segni del periodo riproduttivo. Pelo sulla regione dorsale sollevato (cresta dorsale), un forte e pungente odore ircino (prodotto da ghiandole odorifere localizzate in una striscia di 1-2 cm posta immediatamente dietro e internamente ad ogni corno), suoni e schiocchi con le lingua e un incisivo innalzamento dell’aggressività verso gli estranei al gregge (umani o animali non umani!). Naturalmente, l’aggressività si trasforma in attacchi veri e propri nel momento in cui nei pressi del gregge giunge un altro maschio della specie. Peculiare è l’abitudine di assaggiare l’urina della femmina e la propria, al fine di monitorare lo stato ormonale. Il sollevamento del labbro superiore finalizzato ad isolare le molecole da analizzare, richiama decisamente il medesimo comportamento negli stalloni.
Il sistema di approvvigionamento alimentare di questo erbivoro è un carattere distintivo rispetto ad altre specie di ruminanti addomesticati dall’uomo (bovini e ovini), anch’essi classificabili come prede sociali.
Il sistema digerente delle capre è costituito da un complesso tubo digerente, molto lungo e multi camerale, nel quale ha luogo il processo di fermentazione, migliorando così l’estrazione dei nutrienti. La digestione nei ruminanti è più complicata dalla presenza di organi come il complesso rumino-reticolare a monte dello stomaco ghiandolare (abomaso). Frapposto a questi organi c’è un altro diverticolo, l’omaso, funzionale alla concentrazione del bolo. Il sistema funziona come un delicato insieme di reazioni metaboliche in cui operano micropopolazioni di batteri, protozoi e micro funghi (biochismo). La capacità della capra di adattarsi a situazioni logistiche impervie (dotazioni morfologiche adatte) e ricavare fabbisogni energetici e nutritivi da condizioni estreme per gli altri erbivori, ha sicuramente inciso nel suo rapporto con l’uomo. La vorace capra è in grado di selezionare i vegetali più adatti da cui effettuare l’estrazione dei nutritivi, arrivando a ruminare da piante piene di spine, cortecce e arbusti quando le condizioni di stress alimentare lo richiedono. Nello stesso tempo seleziona con cura prima i delicati germogli e le piante più nutritive, scegliendo, al pascolo (ovviamente anche nell’alimentazione a fieno offerta dall’uomo) prima le piante più tenere e scartando ad esempio le piante velenose o con troppe muffe.

Gestione e conduzione della capra domestica


La stalla deve essere in legno o in muratura, con uno spazio vitale di circa 1,5/ 2 mq a soggetto e con l’accesso permanente alle aree di pascolo. La struttura dovrà essere dotata di una mangiatoia per il fieno, una per il concentrato e almeno un paio di box singoli, per evenienze mediche o nel caso sia necessario isolare un soggetto. L’accesso all’acqua deve essere sempre disponibile e può essere fornito con un’unica vasca oppure tramite abbeveratoi. Il pascolo potrà essere di alcuni ettari tale da consentire al gregge di approvvigionarsi o anche solo integrare l’alimentazione fornita nelle diverse stagioni. I vantaggi del pascolo libero (stabulazione semi intensiva), consente il mantenimento di una buona attività fisica degli animali, compresa la parziale usura delle unghie, oltre che favorire i rapporti sociali del gruppo e quindi un livello di stress dell’animale sicuramente inferiore rispetto all’allevamento a stabulazione fissa (stalla chiusa). Stress eccessivo incide nell’arousal degli animali e contiene devianze comportamentali (auto succhiamento, abbandono e rifiuto del capretto subito dopo la nascita etc.) e riduce gi innalzamenti nel livello di aggressività tra i soggetti. L’accesso al pascolo può essere integrato con qualche ora al pascolo libero cioè accompagnato dall’operatore in zone non recintate. La gestione ideale presuppone due o tre pasti al giorno tali da consentire un approvvigionamento quasi costante al fieno poiché gli studi dimostrano che la capra selvatica necessiti una ruminazione quasi costante intervallata dai momenti di pausa in cui l’animale si ferma e effettua la seconda digestione del bolo. Le quantità di cibo vanno stabilite in conformità a numerosi fattori (movimento, stagione, attività, gestazione e allattamento) e saranno composte di fieno e concentrati di cereali e proteine (alto valore energetico). La corretta alimentazione prevede il giusto apporto tra proteine, fibre e carboidrati senza dimenticare l’accesso ai sali minerali (che si può facilmente ottenere attraverso la predisposizione di grossi anelli di sale offerti in un luogo accessibile, al bisogno, da parte dell’animale). La gestione veterinaria prevede: controlli annuali da parte dell’usl (che verifica esclusivamente la presenza della brucellosi) nei campioni di sangue del singolo individuo, controlli periodici per rilevare eventuali parassitosi (peraltro comuni e facilmente gestibili con piani trimestrali di controlli e terapie antielmintiche ) e controlli bimestrali per la cura delle unghie. E’ consigliabile un gregge acorne per due fondamentali motivazioni, la prima è il minor pericolo di ferite durante i fisiologici conflitti all’interno del gruppo sociale, secondo motivo è il minor rischio di rimanere incastrate nelle reti dei recinti, A questo proposito è possibile utilizzare una rete considerata “per caprini e ovini” ma in realtà il rischio sussiste comunque se le capre sono dotate di corna. Decornare i capretti è manovra indolore e non invasiva poiché si ottiene con un’apposita pomata.
Va inoltre ricordato che in Italia la detenzione di questi animali (anche un solo soggetto) richiede la denuncia alle autorità sanitarie locali che assegnano un numero di stalla e un registro di “carico e scarico”, contrassegnando con anacronistiche e pericolose targhette apposte ad entrambe le orecchie.

A cura di Cascina Myriam




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