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Pastore Maremmano Abruzzese

pastore maremmano abruzzese

Cane da Pastore Maremmano Abruzzese

A cura del Prof. Dr. Franco Simoni Medico Veterinario

Per conoscere perfettamente una razza, specie se canina, e descriverla con ogni particolare, bisognerebbe averle dedicato una vita intera e possedere uno straordinario e costante spirito di osservazione.
Questa affermazione preliminare ci consente, di
esternare l’esperienza acquisita, quando negli anni
immediatamente successivi al secondo dopoguerra,
terminati gli studi “teorici” universitari di medicina
veterinaria presso l’Università degli studi di
Perugia, iniziai a mettere in pratica le nozioni
acquisite, ricercando, osservando, selezionando,
dalle assolate Maremme fino alle cime
dell’ Appennino abruzzese, e successivamente
allevando, la razza del cane da Pastore
Maremmano Abruzzese, razza all’epoca poco conosciuta perché poco diffusa e numerosa. La sua denominazione gli fu attribuita dall’ENCI molti anni dopo nel 1958.
Nella mente mi corrono i tanti soggetti incontrati. Ricordo di essermi sempre soffermato ad osservarli cercando di rilevare le minime differenze nei diversi individui che, con il volgere delle stagioni e con il cambiamento di ambiente, si andavano provocando. Confermo di essermi talvolta trovato in imbarazzo quando incontrando in inverno dei bei cani in pianura, non li riconoscevo in estate, incontrandoli in montagna, insistendo che non erano gli stessi. Cadevo nell’errore di non tener conto che la mia osservazione si svolgeva su scenari profondamente diversi. Il Pastore Maremmano Abruzzese infatti, quando è visto in montagna, sembra più massiccio e più imponente e più bianco; quando invece è visto in pianura sembra più leggero, più alto, meno bianco.
Il grande interesse che in questi ultimi anni ha suscitato il cane da Pastore Maremmano – Abruzzese, razza italiana di grande, addirittura maggior, prestigio, ha dato motivo di parlare molto di lui. E’ stato un bene, perché questo fiume di parole ha alimentato un suo entusiasmante revival. In questi ultimi anni la razza ha avuto una grandissima diffusione, tanto che ormai possiamo incontrarlo negli ambienti più vari.
I soggetti più tipici con le attitudini naturali più marcate vivono, come da tempo remoto, negli alti pascoli dell’Appennino, nelle assolate Maremme, nelle rigogliose pianure della Campagna Romana, nel tavoliere, in Capitanata, dove svolgono il loro tradizionale lavoro al seguito delle greggi. Ma soggetti di questa razza si incontrano anche in città, dove sono stati portati e costretti in appartamento, in qualche spazioso superattico, in terrazzo. Capita anche di vederli svolgere i loro lavori di guardiani, dietro recinzioni di grandi ville immerse nel verde dei prati e delle piante.
I molti soggetti che hanno attraversato i confini nazionali e sono espatriati in altri continenti svolgono generalmente la loro tradizionale funzione di pastori.
Ovunque si distinguono, seppure con sfumature leggere o forti, per una loro individuale caratterizzazione che li rende piu’ che mai individui nel senso geneticamente inteso, oggetto sempre di ammirazione, osservazione, rispetto.

ETIMOLOGIA DEL NOME

La sua denominazione gli fu attribuita dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana nell’anno 1958, quando il comitato Tecnico dell’Ente, facendo proprie le indicazione che il valente prof. Solaro aveva espresso insieme ad altri tecnici del Circolo del Cane da Pastore Maremmano Abruzzese, pubblicò anche lo standard ufficiale, tutt’ora esistente, valido e unico punto di riferimento.
Lo stesso Ente curò l’istituzione del libro Origini Italiano, provvedendo quindi al suo aggiornamento. Questa doppia denominazione sorse dal rilevamento dell’esistenza di una popolazione canina, discretamente uniforme nella sua costituzione morfologica e funzionale, al seguito di greggi che stagionalmente transumavano dai monti dell’Appennino, alle pianure rivierasche ed in particolare dall’Abruzzo alle Maremme.
Ci fu subito un disaccordo su questo nome composto, che tutt’ora alimenta polemiche, specie da parte di chi improvvisandosi allevatore, senza avere l’esperienza e gli studi necessari a livello zootecnico, medico e filogenetico su tale razza, deturpando la stessa, crede di poterne dibattere senza titolo alcuno. Tali diatribe sono altresì alimentate dalla solita poca obiettività delle persone che le provocano senza approfondire sulle origini della razza (Vds. attenzione particolare al paragrafo “Le Origini”) e sulla sua filogenesi, condizionate da un irriducibile e sterile campanilismo.
Taluni perciò vorrebbero che la razza venisse chiamata soltanto “da pastore abruzzese”; altri soltanto “da pastore maremmano”. Tutti vorrebbero quindi legare ad essa il nome della loro Regione, come se nel suo territorio la stessa avesse avuto i natali.
Noi riteniamo che, ove si volesse tener conto delle diffusioni attuali, si deve ammettere che, da rilevamenti effettuati di recente, risulta che durante l’estate il maggior numero di cani si trovano in Abruzzo, mentre durante l’inverno ne sono abbondantemente popolate le Maremme, la campagna romana, il Tavoliere delle Puglie, sebbene la riforma fondiaria abbia operato in queste zone una notevole riduzione dei terreni da pascolo. Riteniamo quindi giusta questa doppia denominazione dal punto di vista geografico, filogenetico e storico, come ci accingiamo ad analizzare con il dettaglio che merita anche per tale ragione.

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Notizia stampata il 18 Nov 2017 su www.animalinelmondo.com il portale al servizio degli animali