
Podenco Andaluso ( foto http://podencalia.blogspot.com )
Nel nostro Paese, la letteratura venatoria è di una ricchezza ineguagliabile. Diversi autori nel corso della storia hanno concordato nell’ eleggere il Podenco quale forma assolutamente giusta, perché tutti quelli che l’hanno visto lavorare non potevano che asserire l’incommensurabile superiorità dei nostri Podencos in confronto alle altre razze canine.
Correva il secolo XV quando la famiglia Hurtado de Mendoza scrive al Re di Castiglia in occasione della spedizione di uno dei suoi regali in ossequio ai grandi appoggi che la citata famiglia ricevette dalla corona.. La famiglia degli Hurdado de Mendoza appartenevano al ramo secondo della “casa del infantado”, ed erano proprietari di grandi estensioni di terre e di numerosi capi di bestiame. In quanto nobili, erano assidui nell’esercizio venatorio e possedevano un magnifiche scuderie e una grande muta con una buon quantitativo di Podenco, Levrieri e Alani.
…..“Il Signore ve ne inviò tre, due Podencos e una Podenca…è la migliore casta che ci sia e assicuro che non si può migliorare”
I Podencos a pelo duro degli Hurtado furono molto amati dalla corte e i suoi discendenti si accoppiarono con i migliori cani di proprietà dei monarchi di Castiglia durante molti anni.
Nel 1644 (secolo XVII) Alonso Martìnez del Espìnar nella sua opera “Arte de Ballestreria y Monterìa” descrive il Podenco come uno dei cani più diffusi e apprezzati dai cacciatori dell’epoca, sebbene sia verità che nel Secolo XVII i nobili preferivano i cani da mostra e la maggior parte della bibliografia dell’epoca è dedicata quasi esclusivamente ai Bracchi da riporto e ai cani da punta. Il Podenco dovette convertirsi nel cane del popolo. L’assoluta autosufficienza del Podenco per la caccia minore le fece grande alleato dei contadini con poche risorse, per i quali la caccia non era uno sport, ma un modo di sussistenza.
Durante il secolo XVIII continuò la tendenza a scrivere opere letterarie dedicate alla caccia. La nobiltà dedita alle lettere e chiaramente influenzata dallo snobismo straniero, iniziò un allontanamento qualitativo per riuscire ad ottenere maggiori privilegi sul popolo semplice. Cominciarono acuti e ingegnosi allontanamenti per rivendicare l’appartenenza, quasi per opera divina, al gruppo degli eletti.
Dice José Cadalso nel suo "Lettere moresche": …….."Chiedendo al mio amico cristiano che mi spiegasse che cosa fosse la nobiltà ereditaria, dopo avermi detto mille cose che non capì, e dopo avere riso con me delle molte cose che diceva essere molto rispettabili in tutto il mondo, concluse con queste voci, interrotte da altrettante cascate di risate: La nobiltà ereditaria è la vanità che ostento nel fatto che ottocento anni prima della mia nascita sia morto qualcuno che si chiamava come me e che fu un uomo di grandi meriti, sebbene io sia inutile".
Questo è il tipo di atmosfera che si respira nella società in un'epoca di grandi privilegi per la classe nobile e di grande sofferenza e carestia per la popolazione contadina che vedeva come, per poter sopravvivere, si facessero distribuire nelle ville le cosiddette "zuppe economiche", costituite da barbabietole, pane duro, grasso di maiale, sale e aceto e acqua in quantità. Venticinque libbre di questo preparato erano la razione per cinquanta persone.
Questa situazione si prolungò durante tutta la seconda metà del secolo XVIII e in Andalusia trascinò i contadini nella più profonda delle miserie. In questo contesto,
il Podenco, come animale praticamente autosufficiente, fu al fianco dei poveri come grande aiuto, poiché era sufficiente un solo cane por portare un po’ di carne di caccia al povero stomaco dei loro padroni.
Il secolo XIX non iniziò meglio per il popolo spagnolo, dato che in seguito alle carestie del diciottesimo, arrivò l’occupazione francese, con la conseguente continuità di mancanza di alimenti durante la guerra. Tuttavia, il Podenco rimase là, al fianco dei contadini.
Nell’anno 1864 è pubblicato a Madrid il “Tesoro dei cani da caccia – arte de conoscere le razze dei cani”. Questa opera recuperata fu ereditata da una società di cacciatori della quale non conosciamo né la sua sede, né la sua denominazione. Nei paragrafi dedicati ai Podenco, possiamo leggere: “Il Podenco deve essere molto leggero, comunque non tanto come il Galgo e deve avere la testa ampia, l’occhio acuto, le orecchie come il lupo, dritte, coda bizzarra e molto folta di pelo nella parte inferiore. Questo cane è molto scaltro e sottile ed ha un olfatto eccellente per le tracce: uccide i conigli ed i cinghiali e caccia la lepre anche di notte, cosa che non fanno i Galgo, perché non sono tanto di vento come di traccia. Generalmente si impiega il Podenco per ogni sorta di battuta e per addestrarli basta portarli a caccia”.
Nei gruppi di caccia di Podencos, chiamati mute, esistono dei cani la cui unica funzione è quella portare via le prede dagli altri cani al cacciatore. Questi cani specialisti ricevono la denominazione di “Quitaores” ovvero “toglitore/recuperatore”. Molti autori hanno considerato questi Podencos come grandi Podencos. Nell’opera citata in precedenza si definisce il Quitaor come segue:
…“ nelle battute di caccia al coniglio si nomina un cane misto di Podenco e Alano, che può considerarsi come capo-branco della muta, nome con il quale i cacciatori designano il complesso di tutti i cani. In genere il Quitaor non caccia, ma osserva gli altri cani per impossessarsi delle prede che gli altri prendono, prima che le dilanino e se le mangino, per portarle al padrone”.
Dunque questa definizione può essere rivelatrice, certo è che nei tempi più recenti la funzione del Quitaor passò ad essere svolta dai Podencos di taglia grande. Da un lato, per mancanza di Alani, che rese impossibile questo incrocio e per l’altro per l’assoluta maggiore capacità dei Podencos nello svolgere questo lavoro. Tuttavia, il Quitaor non solo operava nelle piccole mute, ma il suo campo d’azione si estendeva a quello dei levrieri spagnoli per la caccia della lepre. I celebri Podencos “Companeros” (sinonimo dell’attuale Podenco Andaluso di taglia grande), erano e sono autentici specialisti, nelle terre di Campana, Carmona, dove si hanno estese zone di cereali nei quali abitano brave lepri. Una corsa qualsiasi di Galgos può facilmente allontanarsi dal cacciatore vari chilometri e l’aiuto del Quitaor per prendere la lepre ai Galgos e portarla al cacciatore è inestimabile. Già abbiamo annotato che la ragione di essere del Podenco è la caccia. Uno dei maggiori cacciatori della nostra letteratura è Antonio Corvasì. Nei suoi numerosi saggi menziona il Podenco come il miglior cane del mondo per l’esercizio venatorio.
……“Il Re dei cani della Caccia è sempre e sarà sempre nella Caccia Maggiore il Podenco. Coraggioso nel combattimento, instancabile per la fatica, duro, obbediente e agile e svelto come uno scoiattolo, nobile e leale per il suo animo; riunisce tutte le buone condizioni di magnifico cane di caccia maggiore”. La maggior parte degli autori antichi, quando definiscono il Podenco, non fanno distinzioni in quanto a gruppi razziali precisi. Nell’anno 1898 quando si pubblicò il primo lavoro che catalogò i Podencos della penisola e che alla fine gettò le basi teoriche della razza che oggi conosciamo come Podenco Andaluso, l’autore, Manuel Rodrìguez “Lupus” esperto cacciatore e buono zootecnico tramandò ai posteri il suo eccezionale lavoro, in ultimo uno dei più importanti in relazione al Podenco Andaluso.
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